Taboo Report

Presentazione dati

Campionamento

La presente raccolta dati è stata effettuata nell’arco di X mesi da [inserire data] a [inserire data] seguendo un campionamento di convenienza e una successiva strategia “a valanga” (snowball procedure). Dati gli obiettivi della ricerca, non è stato necessario puntare ad avere un campione rappresentativo della popolazione italiana generale o dell’insieme di popolazione di chi “educa” (es., insegnanti, educatrici, pedagogist*, etc etc.). 

La raccolta permette di tracciare un’istantanea di una specifica comunità di professionist* ed educator* che utilizzano strumenti ludici per trattare tematiche legate ai generi, alle sessualità, al consenso, alle relazioni e a tutte le altre dimensioni ad esse collegate.

Chiunque abbia partecipato alla raccolta dati ha acconsentito al trattamento dei loro dati in accordo alla normativa vigente GDPR (2016) ed era pienamente consapevole degli obiettivi dell’indagine in corso.

 
 

Demografiche

Di seguito sono presentati i risultati della raccolta dati a partire dalle caratteristiche demografiche del campione di riferimento. Il quale si presenta con una prevalenza di genere femminile e una professionalità orientata, come atteso, prevalentemente a contesti sanitari ed educativi scolastici di primo e secondo grado. Ciò era atteso in quanto, per sue caratteristiche, il contesto di Tabooteca è molto legato a queste professionalità, spesso impegnate nel proporre progetti e interventi di educazione affettiva, sessuale e relazionale.
Report genere partecipanti
Fig. 1. Con generi non binari si intendono tutti quei generi e identità di genere che prescindono e/o si trovano al di fuori del binarismo di sesso/genere, prevalentemente occidentale, che cerca di dividere il mondo sessuale in dicotomie maschio/femmina e uomo/donna, tendenzialmente in modo essenzialista (Barker, 2024).

Genere

Il campione di partecipanti che ha contribuito allo studio mostra una evidente prevalenza di genere femminile (90,5%), rispetto alle persone di generi non binari (3,8%) e maschili (5,7%). Tale diversa proporzione, riportata in Fig. 1, può essere legata sia alla disparità numerica nel settore educativo tra generi femminili e altri genere, così come a una maggiore vicinanza e spazi femministi come quelli in cui è ospitata la Tabooteca.

Età

Considerando le disparità numeriche tra generi nel campione, possiamo osservare come ben il 70,4% di chi ha risposto al questionario abbia più di 35 anni di età. Questa minore partecipazione di under 35 che hanno risposto al questionario può essere forse attribuibile sia alle caratteristiche demografiche della rete di associazioni che afferiscono alla Tabooteca, sia a dei fattori legati alle caratteristiche del lavoro. Plausibilmente, in un contesto italiano ostile all’educazione sessuo-affettiva vengono posti più ostacoli e difficoltà a chi vuole introdurre giochi su queste tematiche a inizio della propria carriera lavorativa.

Età partecipanti
Fig. 2. Età di chi ha partecipato
Grafico titoli di studio
Fig. 3.

Qualifiche e titoli di studio

Per quanto riguarda il titolo di studio, la grande maggioranza del campione riporta di aver conseguito almeno una laurea triennale (N=86, 81,9%) nel corso della loro carriera di attivist* e operator*. In misura minore troviamo persone che hanno conseguito un diploma di scuola superiore (N=8, 7,6%), un dottorato di ricerca (N=8, 7,6%) e una licenza o qualifica professionale (N=3, 2,9%).

Provenienza

La provenienza geografica de* partecipanti, indicata in Fig. 4, mostra una netta prevalenza di persone residenti nelle regioni settentrionali, in particolare ben il 38% del campione (N=40) risiede, come atteso, in Emilia-Romagna luogo di presenza fisica della Tabooteca.. Seguono come numerosità in ordine decrescente: il Veneto (N=12), il Trentino (N=10), la Lombardia (N=7), Lazio e Sardegna (N=6), il Friuli (N=5), le Marche e la Toscana (N=4), la Campania e la Sicilia (N=3), il Piemonte (N=2), infine la Calabria e l’Umbria (N=1). Solo una persona si è rifiutata di fornire la propria provenienza geografica.

provenienza geografica
Fig. 4. Provenienza Geografica del campione
regione di residenza di chi ha partecipato
Fig. 5. Regione di lavoro di chi ha partecipato

Professione

Su richiesta di fornire l’attuale professione lavorativa, la maggioranza del campione delle partecipanti ha dichiarato di lavorare nel mondo dei servizi assistenziali e dell’insegnamento.
In particolare, la maggioranza si dichiara operator* socio-sanitari* (N=30; 28,6%) a cui seguono: divultator* (N=20; 19%), formator* sessuale (N=17; 16,2%, ostetrica (N=16; 15,2%), insegnanti della scuola secondaria (N=12; 11,4%), psicolog* (N=10; 9,5%), educator* (N=7; 6,7%), peer educator (N=4; 3,8%), insegnanti della scuola primaria (N=3; 2,9%). Le restanti 12 (11,4% del totale) dichiarano di lavorare in altri settori come: ricerca universitaria sull’educazione alla sessualità, assistenti sociali, assistenti sanitarie, professioniste sanitarie (es., ginecologhe, infermiere), designer, attrici, autrici, proprietari* di una Love Botique, trainer e una project manager. Alcune persone hanno indicato multiple professionalità come sia insegnante sia formator*, o formator* e operator* socio-sanitari*.
La maggioranza del campione dichiara di lavorare insieme ad altre persone (N=57; 54,3%) rispetto a chi lavora in modo indipendente (N=48; 45,7%), sebbene sia una differenza minima. Non sono presenti differenze tra generi per quanto riguarda questa variabile. Dal punto di vista geografico, come atteso, la maggioranza di chi ha partecipato all’inchiesta dichiara di lavorare nel Nord-Est e in particolare in Emilia-Romagna (N=44, 41,9%. Seguono il Centro (N=12, 13,4%), il Nord-Ovest (N=10, 9.5%), il Sud (N=4, 3,9%) e le Isole (N=1, 1%) e una risposta non fornita.

Associazionismo

Il sottocampione di genere femminile, vista anche la numerosità, vede il numero maggiore di persone impegnate in associazioni di vario tipo. In particolare, ben 43 persone su 93 dichiarano di far parte di almeno un’associazione (21 formali, 12 informali e le restanti miste). Invece, il lato non binario del campione riporta una distribuzione equa di persone impegnate in associazioni e chi no, visto che solo 3 su 6 dichiarano di far parte di associazioni formali o informali. Della parte maschile del campione solo 1 partecipante su 6 riporta un’affiliazione formale a un’associazione (es, centri sociali occupati e terzo settore), mentre gli altri cinque non ne riportano nessuna di formale o informale.
regione dove educano
Fig. 6.
Fig. 7.

Utilizzo strumenti didattici

All’interno del questionario era possibile indicare sia l’eventuale utilizzo di strumenti didattici sia con quali fasce di età le partecipanti fanno uso di strumenti ludico-didattici per l’educazione sessuo-affettiva: dagli 0 ai 6 anni, dai 6 ai 12 anni, dai 13 ai 16 anni, dai 17 ai 22 e poi dai 22 in sù. Ogni persona poteva indicare contemporaneamente una o più di questi cinque gruppi di età, oppure nessuno nel caso non si svolgessero attività.
Per quanto riguarda l’uso di strumenti didattici per l’educazione sessuale, come mostrato in Fig. 7 possiamo osservare che la maggioranza di chi ha partecipato (N=67, 63,8%) ha usato strumenti per l’educazione sessuale oltre la lezione frontale. Un numero minore delle partecipanti riporta, invece, di non averne usati (N=26, 24,8%) mentre un altro gruppo composto da 10 donne e 2 persone non binarie non ha risposto alla domanda (N=12, 11,4%).

Fasce di età

Dei partecipanti uomini 1 su 6 riporta di non aver usato strumenti didattici per l’educazione sessuale, dell* partecipanti di genere non binario solo 1 riporta di non averne usati, 2 non rispondono e 3 dicono di si. Per le donne cis 10 non rispondono, 24 riportano di non averne usati e 59 di averne usati. Le non risposte potrebbero essere dovute a una maggiore preferenza di utilizzo di strumenti frontali e/o discorsivi per fare educazione sessuo-affettiva, il che spiegherebbe anche l’interesse verso una realtà come Tabooteca che può fornire strumenti aggiuntivi a chi si occupa di queste tematiche.
Riguardo i gruppi di persone con cui lavorano l* partecipanti dell’indagine, è possibile notare in Fig 8. che la stragrande maggioranza delle persone rispondenti conducono attività con le fasce di età dai 13 anni in sù. Nella fascia minori 0-6 anni lavorano 7 persone ma, per esempio, solo cinque di queste lavorano anche con la fascia 6-12 anni. Osservando la distribuzione delle risposte è possibile osservare che la maggioranza dell* partecipanti si specializzi in una (N=56) o due (N=30) fasce di età, mentre un numero minore di persone è impegnat* in progetti con fasce di età pari a 3 (N=14), 4 (N=2) o 5 (N=3). Queste ultime persone impegnate su ogni fascia di età, 3 su 105, sono due di genere femminile e una di genere maschile.

 

fasce di età
Fig. 8.
contesti utilizzo
Fig. 9.

Contesti di utilizzo

L’attività ludica educativa avviene in diversi contesti e modalità, all’interno dell’inchiesta era di particolare interesse comprendere se chi conduce attività di educazione sessuo-affettiva lo fa a livello lavorativo retribuito, come attività pro-bono per attivismo/volontariato o per un misto tra le due. Su una scala da 1 (“Esclusivamente retribuite”) a 5 (“Esclusivamente per volontariato o attivismo”) chi ha risposto al questionario poteva specificare in che tipo di contesto si sono ritrovat* a utilizzare questi strumenti ludici. La maggioranza delle partecipanti (N=38, 36,2%) riporta di aver svolto le proprie competenze prevalentemente in modo retribuito, seguono le persone che hanno esclusivamente agito in contesti retribuiti (N=28, 26,7%) e poi chi ha agito esclusivamente in modo volontario e/o per attivismo (N=22, 21%). In misura minore, una parte dell* partecipanti dichiara di aver usato le proprie competenze prevalentemente in contesti non retribuiti e di attivismo (N=9, 8,6%) e chi si è divis* equamente tra queste due modalità (N=8 , 7,6%).

Anni di attività

La maggioranza delle persone rispondenti dichiara di svolgere queste attività da meno di cinque anni (N=45, 42,9%). Seguono chi la svolge dai 6 ai 10 anni (N=25, 23,8%), poi dagli 11 ai 20 anni (N=18, 17,1%) e, infine, chi dichiara di essere in attività da più di 20 anni (N=15, 14,3%), solo due partecipanti donne non rispondono a questa domanda. Date le disparità di genere del campione non è possibile identificare delle differenze significative tra generi riguardo questa variabile. Di fatto, il 70% delle persone non binarie rispondenti opera da più di 5 anni, mentre per gli uomini solo il 50% ha più di 5 anni di esperienza.

fasce di età
Fig 10. Anni di attività campione di partecipanti
frequenze anni attività
Fig. 11.

Frequenze

La maggioranza dell* partecipanti dichiara, inoltre, di lavorare in coppie o in gruppi di lavoro con altre persone (N=57, 54,3%), rispetto a una percentuale comunque significativa di partecipanti che lavorano in modo individuale (N=48, 45,7%). E’ presente una correlazione positiva (R= ,20 con p<.05) tra l’età dell* partecipanti e il lavorare in gruppo con altre persone. Ciò potrebbe indicare sia che all’aumentare dell’età del campione le persone tendono di più a lavorare in gruppo, o viceversa che il lavorare in equip è un’attività a cui partecipano persone di età più elevata. Osservando la distribuzione dei dati incrociando le fasce di età (es., Under 35 o 35-44 anni) per come lavorano (es. in gruppo o da sol*) troviamo che le persone più giovani sotto i 35 anni di età lavorano più per conto proprio, e tale trend si inverte superando i 44 anni.

Spiegazioni possibili:       

                        Lavoro indipendente  Lavoro in gruppo

                        Conteggio       Conteggio

            35-44 anni      15        12

            45-54 anni      9          15

            55-64 anni      4          17

            NR       0          1

            Over 65           2          0

            Under 35        18        12

Grado di soddisfazione degli strumenti di educazione sessuale

[qui si possono optare per varie scelte, perché includere i “Non li uso” potrebbe dare un’idea sfasata sulla valutazione degli strumenti. Su opinioni personali un “non saprei” può anche essere incluso ma forse su pareri “tecnici” ci starebbe mostrare solo effettivamente le opinioni di chi gli strumenti li conosce. Per dire, se parlassimo di linguaggi di programmazione non includerei nel valutare un linguaggio di programmazione l’opinione di chi non l’ha mai usato. Vale anche per i ristoranti]

fascia età 0-6
Fig. 12.
fascia età 6-12
Fig 13.
fascia età 13-17
Fig 14.
fascia età 17-22
Fig 15.

Tematiche affrontate nelle attività ludiche

[ancora da elaborare]

Salute sessuale (N=63), Contraccezione e salute riproduttiva (N=62), Corpo umano e sviluppo (N=49), Relazioni e Comunicazione (N=49), Pratiche sessuale (N=27), Sessualità e disabilità (N=22), Educazione sessuale multietnica (N=18), Altro (N=20): Consenso (N=8), Violenza di genere (N=2), educazione emotiva/affettiva (N=3), Identità di genere (N=2), orientamento sessuale (N=2), mestruazioni (N=2), spiritualità (N=1), sessualità atipiche (N=2), MST (N=1), piacere sessuale (N=1), genitorialità (N=1), adolescenza (N=1), parafilie (N=1), sex-work (N=1), i social (N=1), percorso Sessfem (N=1), inclusività, valorizzazione delle differenze, relazioni sane (N=1), sessualità e rappresentazioni pornografiche (N=1), cambiamenti di pulsioni (N=1).

Analisi ulteriori

Per indagare ulteriormente il rapporto tra età dell* partecipanti, titoli di studio e percezione di difficoltà di reperimento strumenti. Queste variabili non mostrano, nel campione qui presentato, delle relazioni significative. Solitamente, ci si aspetta nel contesto italiano un più elevato titolo di studio nella popolazione rispondente più giovane, ma tale relazione non pare essere qui presente.   Invece, osservando le medie dell* partecipanti e la varianza delle risposte (test ANOVA) ha permesso di evidenziare una differenza significativa minore per la variabile età e come l* partecipanti svolgono le loro attività. In particolare, l* partecipanti che lavorano in gruppo hanno un’età (N=57, M=44,7) superiore rispetto a coloro che lavorano in modo indipendente (N=48, M=57) e questa differenza è significativa: F(1, 103)= [4,4], p<. 0,4.  

Suggerimenti e feedback su Tabooteca

A fine questionario è stata data la possibilità a chi partecipava di dare un feedback sul progetto, misurato dall’intenzione di consigliare Tabooteca ad altre persone, e di parlarci di eventuali tematiche non trattate dal questionario. Riguardo il primo feedback, solo due (1,9%) partecipanti su 107 riportano che non consiglierebbero Tabooteca senza conoscere prima l’iniziativa. Invece, novanta (85,7%) affermano che consiglierebbero il progetto e tredici (12,4%) non si esprimono. Dalle risposte fornite è possibile dedurre un principio di “cautela” per cui quando si tratta di fare educazione sessuo-affettiva per alcune persone diventa necessario conoscere a fondo i contenuti e le posizioni di iniziative. Nel form di feedback aperto molt* partecipanti hanno chiarito il tipo di attività che svolgono più di frequente: per esempio usando giochi in classi prime e seconde superiori per parlare di sessualità e MST, o chi usa giochi per parlare anche di disabilità con adulti e minori. Altre persone hanno specificato il loro tipo di attivismo, in particolare femminista dal basso (es. Non Una di Meno, Obiezione Respinta), o come costruire percorsi alternativi di informazione (ad es., edutainment ovvero intrattenimento educativo usando arti performative come la stand-up comedy. Inoltre, sono stati espressi diversi bisogni sia personali (es., la difficoltà di reperire più materiali didattici) sia strutturali come maggiori spazi per fare educazione all’affettività e alla sessualità coinvolgendo anche le famiglie. Il clima scolastico italiano viene descritto come largamente ostile a queste tematiche quando trattate in modo scientificamente ed eticamente corretto, promuovendo l’autonomia e il consenso delle persone giovani che si affacciano alle relazioni, all’affettività e alle pratiche sessuali per la prima volta. In particolare, viene riportato che a volte ci si ritrova a fare interventi usando delle “storie di copertura” per evitare il blocco o l’ostilità delle dirigenze scolastiche. Chi ha risposto a queste domande generalmente si auspica che dei modelli adeguati di educazione sessuo-affettiva diventino obbligatori, come in altri contesti europei, e che in quelli italiani si migliori il lato comunicativo (ad es., nei consultori) soprattutto per la fa fascia 10-14 anni, in particolare nei contesti scolastici prevalentemente maschili come istituti tecnici. Infine, si segnala un commento negativo sull’uso degli asterischi come forma neutra.

Riferimenti bibliografici

Barker, M.J. & Iantaffi, A. (2024), La vita non è binaria, Odoya edizioni.
Richards, C., Bouman, W. P., & Barker, M. (2017). Non-binary genders. London: Pal grave Macmillan.